Pensieri sui “chicchi”

E’ difficile spiegare che cosa è stato il progetto “tutti i chicchi del melograno” a chi non l’ha vissuto dall’interno. Difficile, ma importante, perché la condivisione, che è stata la grande forza del progetto, può e deve diventare la forza di tutte le nostre associazioni.

Eviterò di entrare nel merito delle caratteristiche e delle modalità di svolgimento del progetto, perché in questa sede non è questo che ci interessa. Quello che mi piacerebbe comunicarvi è lo spirito col quale è stato portato avanti e i frutti che ha prodotto in termini umani.
 
Ho collaborato personalmente al progetto senza averne né l’intenzione né le competenze, almeno così credevo! Alla prima riunione partecipai un po’ controvoglia, solo perché quella sera “i nostri” erano tutti impegnati. Pregai Antonio di accompagnarmi, proprio in virtù della sua appartenenza anche all’Associazione “Falco Naumanni”, capofila del progetto. Gli dissi: “Almeno tu conosci qualcuno!”
 
Non immaginavo che ci saremmo appassionati tanto al progetto, che ci saremmo legati così strettamente ai rappresentanti delle altre associazioni, che ci saremmo divertiti come i bambini e avremmo creato, in pochissimo tempo, così tante amicizie sincere e solide!
 
Il lavoro è stato intenso, a volte difficile, ma la collaborazione non solo perfettamente funzionale, ma incredibilmente piacevole e fruttuosa.
 
L’essere insieme da meno di tre mesi non ha trattenuto i chicchi dal rimboccarsi le maniche e sostenersi DAVVERO, a tutti i livelli, in un momento in cui qualunque progetto sarebbe fallito per un incredibile eccesso di sfortuna. Vi assicuro che gli avvenimenti di maggio avrebbero piegato gli animi di gruppi ben più consolidati e alcuni di noi hanno avuto davvero la tentazione di mollare tutto! Invece i chicchi sono cresciuti e aumentati di numero, si sono aiutati, si sono fatti forza a vicenda… Ognuno ha dato il meglio di sé per il gruppo, per gli amici, per la voglia di non cedere…
 
Non so che cosa avesse questo gruppo di lavoro rispetto a milioni di altri. So che sono già diversi mesi che non lo considero un gruppo di lavoro, ma un gruppo di amici. So che ci siamo ritrovati a cercare nuovi progetti a cui poter lavorare, solo per avere la scusa per restare insieme. So che i chicchi, insieme al coro, mi hanno tenacemente tenuta legata alla vita quando non avevo più interesse a starci e chi di voi era nel gruppo sa che non esagero.
 
La collaborazione fra le Associazioni, poi, è stata oltremodo proficua e il “Falco Naumanni”, in particolare, ormai lo considero il fratello del coro, per le cose belle che abbiamo fatto insieme, per il piacere con cui le abbiamo fatte e per la voglia che abbiamo di farne ancora tante altre… Un anno fa quest’Associazione, per me, non era altro che “quelli con cui Anto va in montagna” e non credevo che sarei mai tornata in montagna senza Anto. L’ho fatto grazie ai “falchi”, ai chicchi e al coro. La mia paura, tormentone della “passeggiata di Antonio”, si è trasformata in entusiasmo genuino e travolgente. La “passeggiata mistica” della festa degli aquiloni, poi, è stata la gioia di tutti “i polifonici” che vi hanno partecipato, e anzi ne approfitto per riportarvi i loro più festosi ringraziamenti per quella esperienza.
 
Vorrei concludere con uno stralcio di verbale che, in fin dei conti, è l’origine della collaborazione fra il mio coro e il “Falco Naumanni”.
 
Verbale n. 22 del Consiglio Direttivo del Coro della Polifonica Materana “Pierluigi da Palestrina”, 24 gennaio 2010:
 
“[…] Il Vice Presidente Guanti propone di cercare una forma di collaborazione anche con l’associazione di trekking “Falco Naumanni”, di cui egli stesso è socio. I presenti ritengono che sia un’ottima idea e gli chiedono di occuparsi personalmente di prendere contatti con l’Associazione in questione e di ipotizzare la forma di collaborazione più interessante per ambo le parti. […]”
 
Antonio non ha potuto occuparsene… L’abbiamo fatto noi, grazie proprio all’amicizia nata fra i “chicchi”.
 
Be’… Credo che dovrò rimettermi un attimino in forma, per cantare passeggiando a giugno e – perché no? – magari anche in altre occasioni, ma insomma… Sicuramente ne vale la pena!
 
Lorella Bruno