Diario

Assalto alla Falconara

Una giornata che ti lascia un gran senso di soddisfazione ed appagamento, questo è stata per me l’escursione sulla Falconara! 


Stranamente, essendo io, assieme ad Alfredo, l’organizzatrice,  mi assumo anche l’”impegno” (magari gli impegni fossero tutti così) di mettere per iscritto un piccolo resoconto.

Le premesse non erano certo favorevoli: una settimana praticamente “africana” promette di finire “in bellezza”, col termometro a lambire i 40°C, almeno in città; molti, me compresa, col dubbio amletico sulla fattibilità o meno della scarpinata, specie dopo aver constatato,  preoccupati, che i 300 m di dislivello non ci avrebbero dato tregua per pendenza ed assolamento.

Il sabato pomeriggio è stato un susseguirsi di timorose telefonate di disdette, mentre la domenica  è andata anche meglio delle mie .previsioni!

Nel primo tratto, su strada forestale, il caldo si fa sentire appena lasciato il bosco.  Ma la montagna  ci riserva una gradita sorpresa: una brezza, talora qualcosa di più, piacevolissimamente fresca, accarezza i nostri visi accaldati.

Qualcuno scappa in avanti, preso dal solito attacco di “maratonite acuta”, qualcun altro arranca nelle retrovie e comincia a mugugnare… alla fine ci troviamo alla fontana senza nome, ci rinfreschiamo e guardiamo il profilo della Falconara diritto di fronte a noi. Adesso quasi tutti vedono con rinnovato entusiasmo l’imminente ascesa: “Il vento è con noi!” è il motto della giornata. Proseguiamo in discesa e dopo un pò costeggiamo la parete rocciosa, levigata e verticale, incombente alla nostra sinistra; qualcuno già è tornato sui propri passi e ci aspetterà sotto la montagna, all’ombra dei faggi,  per godersi il silenzio della natura.

La salita comincia, Stephan ed Eustachio già accumulano vantaggio, noialtri procediamo con calma; l’ascesa è faticosa, ma piacevole: io saltello di roccia in roccia, aiutandomi con le mani. Guardare giù da quasi un senso di vertigine, al contrario se mi volgo alla vetta penso: “ma quando finisce?”. Più volte la stessa domanda  mi viene ripetuta dai miei compagni d’ascesa.

Gli ultimi 70-100 m sono terribili, il vento a tratti ci beffa andando a soffiare altrove, taluno resta dietro, io mi convinco che manca poco e continuo,  a quattro zampe, il mio percorso.

In vetta Stephan, Franco Rizzi ed Eustachio accolgono me e Rocco: hanno già mangiucchiato qualcosa e addirittura sorseggiano un bicchiere di vino rosso…Gli altri tardano un po’, ma per le 13.30 siamo insieme, tutti contenti di avercela fatta, appagati, assetati, nessuno ha fame, stranamente.  Ci guardiamo attorno estasiati, ci riposiamo e ripartiamo volenterosi, perché ci aspetta la parte più affascinante, il cammino in cresta. A cavallo tra due valli verdeggianti, ci sentiamo ben più in alto dei 1650 metri della Falconara, scendiamo e ben presto ci ritroviamo alla base del pendio, tra faggi spettacolari e vetusti.

Recuperati i “dissidenti” che dormivano sull’erba,   corriamo verso la fontana senza nome, urge un qualche refrigerio. Qui gavettoni a iosa, poi il meritato riposo ed il pranzo.

Durante il ritorno battiamo un sentiero nel bosco, morbido e fresco. Costeggiamo Toppo Vuturo, calpestiamo l’erba di Piano Iumento, raggiungiamo il panoramico Piano Cardone, dove la vista s’appaga  e la Falconara pare una collinetta!

Dopo la foto di gruppo prendiamo a scendere per il bosco combattendo una lotta impari contro le zanzare, forse cugine montane delle famigerate zanzare tigre.  I repellenti ci ungono, ma le zanzare ci pungono! Mezz’ora di “sanguinosa” battaglia e siamo alle auto, bilancio soddisfacente: tutti (credo) soddisfatti, si contano solo alcuni “cotti” dal sole ed altri semi-sbranati dalle zanzare.

 

Mirella

 
 
 

  

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